Donald John Trump è
un potente imprenditore, capace soltanto di accumulare denaro ed esercitare
potere. Divenuto progressivamente insensibile ad ogni sensibilità umana, pensa soltanto
in termini di dominio e agisce in prospettive di gretto malcelato egoismo
individuale. Pronto a strumentalizzare intere generazioni, per celebrare la propria
presunzione di onnipotenza, che vorrebbe genuflessa ai suoi piedi l’umanità.
Del tutto incapace a prevedere le conseguenze pratiche delle sue azioni.
S’è trasformato misteriosamente
in politico ed è divenuto il 45º presidente degli Stati Uniti d'America dal 20
gennaio 2017.
Non
è forse opportuno ripensare ad Alexis De Tocqueville? E meditare
come è stato visto da alcuni uomini di pensiero responsabile e ponderato?
"Non è affatto un
ammiratore soddisfatto della società americana: nel suo intimo conserva una
gerarchia di valori che assume dalla sua classe, l'aristocrazia francese”(Raymond
Aron).
“Diviso fra ammirazione e inquietudine per la
democrazia e devozione e sollecitudine per la libertà, il dissidio egli lo
portava dentro di sé” (Norberto Bobbio).
“La Democrazia in America,
il miglior libro mai scritto sugli Stati Uniti, si basava su un viaggio durato
non più di nove mesi” (Eic Hobsbawn).
“I moderni teorici della
democrazia politica non sono interessati alla fondamentale condizione sociale
di uguaglianza che Tocqueville aveva in mente” (Ralf Dahrendorf).
).